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SERVITE IL CREATORE INVECE DELLA CREATURA!

 

Servite il Creatore invece della creatura! 

Ci troviamo nel tempo degli imperatori romani. Nell’inverno del 58 d.C, Paolo si trovava a Corinto quando scrisse questa lettera ai santi in Roma, per far sapere loro che presto si sarebbe recato da loro. Ciò si poté verificare solo tre anni dopo la stesura di questa lettera, quando dopo una sommossa (Atti 25:11) l’apostolo si appellò al Cesare allora in carica, il famoso Nerone. Qui (vers.18) vediamo come Paolo, con molto fervore ed estrema serietà, avvisa i credenti dell’ira di Dio contro ogni empietà (cioè ogni atto sacrilego contro Dio) e contro ogni ingiustizia (qualsiasi opera compiuta con malvagità e immoralità diffusissima in quel tempo!). L’avviso aveva lo scopo di smuovere le coscienze di tutti coloro che, nell’erronea speranza di non incorrere nel giudizio di Dio, cercavano di soffocare la testimonianza della verità con l’ingiustizia. 

Di questi tentativi satanici la storia biblica ce ne racconta molti, come la strage degli innocenti voluta da Erode per soffocare l’avvento del Re dei re (Matteo 2:16-18); i capi dei sacerdoti e i farisei che mandano la coorte e le guardie del tempio (un esercito di circa 700 uomini armati di tutto punto) per soffocare la verità, Gesù! Anche se a loro insaputa adempivano precise profezie bibliche. Uomini, questi, che trovandosi di fronte a ben due manifestazioni visibili della potenza divina di Gesù, invece di inginocchiarsi e adorarLo, lo legano come un qualsiasi malfattore e lo conducono dai sacerdoti per essere processato (Giovanni 11:47-53; 18:1-14).
I sottopunti che seguono ci mostrano la situazione storica di come gli uomini volevano eliminare la verità di Dio con l’ingiustizia.
1° - Come si definì Nerone? Non voleva forse essere adorato come un dio? Per tale ingiustizia soffocò migliaia di credenti che predicavano la verità di Dio: c’è un solo Signore, l’unico Dio che bisogna adorare in spirito e verità.
2° - Altri come i sacerdoti dei vari templi pagani: romani, greci… obbligavano all’adorazione dei loro dei di pietra.
3° - Altri idoli, come il sesso, il potere, le ricchezze avevano preso il posto del vero Dio.
4° - I greci, famosi per la loro sapienza, tralasciando la gloria dell’incorruttibile Dio, si persero fra le misere cose corruttibili di questo povero mondo, dimostrando la loro stoltezza.
5° - Anche, come dirà più avanti l’apostolo, gli ebrei dimostravano la loro stoltezza nella ricerca di miracoli e nell’esaltare, per la salvezza dell’uomo, le opere umane a discapito dell’unica opera che aveva veramente valore, quella di Cristo. 

L’INESCUSABILITÀ UMANA

Riflettendo sui versi 20 e 22 del capitolo 1° della lettera ai Romani , come accade per tanti altri, sorgono degli interrogativi, che forse ci possono lasciare un pò perplessi. Per esempio: Un persona che nasce, cresce e muore in una giungla, è salvato o perduto? Intanto qui possiamo osservare che a quella persona Dio ha parlato della Sua esistenza tramite la creazione, se non crederà sarà inescusabile, anche se non ha mai visto una Bibbia. Noi sappiamo che Dio ha sempre testimoniato di sé all’uomo. Come abbiamo detto parla tramite la creazione e principalmente tramite la Sua Parola; col Vecchio Testamento, per mezzo dei profeti prima, e insieme al Nuovo Testamento dopo, per mezzo del Figlio Suo (Ebrei 1:1-2).

Ancora prima, Dio ha testimoniato di se tramite potenti manifestazioni e giudizi: Il diluvio universale; la confusione delle lingue a Babele; Sodoma e Gomorra; le grandi piaghe d’Egitto; l’attraversamento del mar Rosso e del Giordano per l’asciutto; la caduta delle mura di Gerico… Infatti all’udir queste cose, sui popoli pagani, piombava addosso spavento e terrore, e nonostante tremassero angosciati e smarriti, non si ravvedevano dai loro idoli all’Iddio vivente e vero (Esodo 15:11-21). Ha parlato ancora tramite: la fede di Abramo, di Davide che sfidò Goliat, di Daniele nella fossa dei leoni e dei amici nella fornace ardente, la forza di Sansone, la sapienza di Salomone, la straordinaria storia di Giona, Giobbe…Tramite sogni, visioni, asini parlanti, anche tramite malattie e morte, come le emorroidi dei filistei (1Samuele 5:6), la morte di Anania e Saffira (Atti 5:1-11). Ed ancora in 1Corinzi 11:30, leggiamo: “Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono”. Paolo qui esorta accoratamente la chiesa a porre ascolto agli avvenimenti, poiché Dio parla tramite di essi per riportarli alla santità e all’ubbidienza.

Sin da Adamo ed Eva, Dio ha parlato agli uomini, e non li ha mai lasciati senza testimonianza. Se le generazioni sono arrivate nelle giungle senza sapere nulla di Dio, è perché l’uomo è stato sempre ribelle e colpevole nei suoi riguardi. Il popolo di Israele stesso, di generazione in generazione arrivò al misero punto di non sapere nulla di Dio, della Sua legge, dei sacrifici… (Giudici 2:10). Dio è sempre stato pronto a benedire fino alla millesima generazione, cioè all’infinito (Esodo 20:4-6). Tutti gli uomini ubbidendo, avrebbero potuto godere di questa benedizione, anche Caino e fino all’ultimo uomo delle giungle di questo povero mondo. Punisce però fino alla quarta generazione tutti quelli che non ubbidendogli, dimostrano di non amarlo, e così via per tutte le generazioni seguenti. Ancora, Gesù stesso profetizzò: “La carità si raffredderà e l’iniquità si moltiplicherà.” (Matteo 24:12). Questo succederà perché gli uomini si dimenticheranno dei santi insegnamenti di Dio, di conseguenza sono inescusabili. Anzi è profetizzato nel libro dell’Apocalisse che dopo diverse piaghe tremende ben più terribili di quelle d’Egitto del tempo di Mosè, non si ravvederanno lo stesso delle loro iniquità e dei loro idoli (Apocalisse 9:20). 

Nel Salmo 78:3-7 leggiamo: “Quel che abbiamo udito e conosciuto, e che i nostri padri ci hanno raccontato, non lo nasconderemo ai nostri figli... perché fossero note alla generazione futura, ai figli che sarebbero nati. Questi le avrebbero così raccontate ai loro figli, perché ponessero in Dio la loro speranza e non dimenticassero le opere di Dio, ma osservassero i Suoi comandamenti”. Ancora nel Salmo 145:4-6, siamo esortati a proclamare la grandezza del Signore con queste parole: “Un’età dirà all’altra le lodi delle Tue opere, e farà conoscere i Tuoi prodigi… Gli uomini parleranno della potenza dei tuoi atti tremendi e io racconterò la Tua grandezza”. Questo ci fa essere responsabili verso tutti gli uomini, nel proclamare, anno dopo anno, la salvezza del nostro grande Dio, che per amore nostro donò il Suo unico Figlio Gesù, come sacrificio propiziatorio e sufficiente per la nostra salvezza, “...il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il Vangelo” (2Timoteo 1:10).

Grazie al Signore il messaggio benedetto della Buona Novella è arrivato fino a noi attraverso tantissimi secoli perché uomini fedeli e ubbidienti riempiti dalla potenza dello Spirito Santo, e attraverso svariate tribolazioni, l’hanno fatto arrivare fino a noi. L’inizio di qualsiasi disubbidienza nella generazione di ognuno, causerà di certo una rovina per il seguito della sua storia e delle generazioni future.
Allora questa persona nella giungla che fine farà? 
Certamente come già detto, crediamo fermamente che Gesù è stato “il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri ma anche per quelli di tutto il mondo”, quindi anche per lui (1Giovanni 2:2). Noi crediamo ancora fermamente che Gesù è stato mandato per la salvezza di tutto il mondo (Giovanni 3:16-17; 1Giovanni 4:14). Anche i samaritani ci hanno creduto: “...sappiamo che questi (Gesù) è veramente il Salvatore del mondo” (Giovanni 4:42). Crediamo pure, per come sta scritto, che lo Spirito Santo “convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio” (Giovanni 16:8-11).
In queste promesse vi rientra pure questa persona, che cresce e muore in una giungla?

Un altro tocco ha ricevuto da Dio questa persona per ricevere stimoli a venire alla fede, anzi più di uno:
1° - Come già detto il pensiero dell’eternità (Ecclesiaste 3:11). 
2° - La grande testimonianza della creazione (Romani 1:20; Salmo 19:1-4)
3° - I comandamenti scritti nel suo cuore. (Romani 2:14-15).
A proposito, ultimamente alla televisione hanno fatto dei documentari titolati: “I Dieci Comandamenti”, dove hanno riscontrato che in quasi tutti i popoli, anche i più remoti, i dieci comandamenti vengono adottati spontaneamente.
Missionari arrivati per la prima volta in certe tribù sono rimasti meravigliati nel costatare l’osservanza dei dieci comandamenti, senza che quei primitivi abbiano mai sentito il Decalogo. Addirittura, una tribù dell’isola del Borneo, annualmente dà vita ad una cerimonia che rispecchia del tutto la legge relativa alla festa annuale dell’espiazioni dei peccati, che veniva fatta in particolare con due capri, descritta in Levitico 16:6-10. Nel caso di questa tribù, un anziano prende due polli e, dopo essersi assicurato che sono sani, ne sgozza uno spargendo il sangue nella riva del fiume, mentre l’altro, vivo, lo mette su una piccola barca che affidata alla corrente porta via lontano i peccati della tribù.
4° - il miracolo di se stesso, la sua vita, il suo cuore, i suoi pensieri, che lo porteranno inevitabilmente a riflettere su Dio, sulle cose spirituali.
5° - Principalmente...“Il grande mandato”: E disse loro: "Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura” (Marco 16:15).
Per concludere la riflessione di questi versi, ribadiamo che chiaramente l’uomo dopo le grandi rivelazioni divine non doveva finire nelle giungle. Se ci finì è perché non ha ascoltato e non ha creduto. Ma Dio nella Sua misericordia per come ha raggiunto noi, lasciando le 99 pecore, saprà certamente, con i vari mezzi citati e principalmente per l’opera potente dello Spirito Santo (che non ha problemi di spazio, di tempo e di mezzi per arrivare nella più fitta giungla), raggiungere ogni cuore di questo mondo per come ha decretato: “…e ogni creatura vedrà la salvezza di Dio” (Luca 3:6; Isaia 40:3-5). Non stiamo certamente parlando di salvezza universale, poiché sappiamo benissimo che solo chi ascolta e crede ha vita eterna (Giovanni 5:24).

Continuando nella nostra meditazione vediamo che Dio in conseguenza dell’idolatria del v. 23 al v. 24 del capitolo 1° di Romani, manifesta la Sua ira, abbandonando gli uomini nella loro più sfrenata depravazione. Infatti la fine del nostro capitolo ne dà una dettagliata e orribile descrizione. Di conseguenza, come detto, nei secoli passati, molti finirono proprio come primitivi selvaggi nelle giungle. C’è da dire però che le nostre città oggi non sono da meno. L’uomo moderno, che è fisicamente uscito dalle caverne, abita in grattacieli con tutti i confort ed è arrivato sulla luna e oltre, spiritualmente brancola nelle caverne più profonde; tutto gira per la gloria delle cose terrene e degli uomini. In pratica Paolo grida la frase prepositiva di questo passo: “Servite il Creatore invece della creatura!!!” Colui che è benedetto in eterno (v.25). E terminando poi con quest’ultime parole esalta la bontà, l’amore, la pazienza, la compassione del vero Dio che non ha confronti o paragoni con i vari idoli. 

DAL PASSATO AL PRESENTE

Dopo tutto la storia non è cambiata, Dio stesso all’inizio, deluso dalla sua creatura in Genesi 6:3 dice: “L’uomo nel suo traviamento non è altro che carne”. Così anche nel nostro tempo la verità di Dio viene soffocata in vari modi e maniere. I messaggeri della Buona Novella in molti Paesi vengono perseguitati, torturati, incarcerati e uccisi, sempre per lo stesso scopo: oscurare la verità e darsi al servizio della creatura invece che del Creatore. Anche molti di coloro che si dicono cristiani la soffocano, non predicandola per le proprie esigenze dottrinali, per false rivelazioni e cose simili. Altri, dietro un affratellamento ecumenico forzato, sprizzando amore da tutti i pori, soffocano la verità del giusto giudizio di Dio. Altri ancora, offuscati nei loro sentimenti materialistici, sono così concentrati coi fenomeni miracolistici di guarigioni fisiche da soffocare il principale e glorioso messaggio della salvezza dell’anima. Non solo, per le loro esigenze dottrinali, soffocano la verità della grazia, credendo di rendere il sacrificio di Gesù Cristo sufficiente con la loro perseveranza fedele. Non comprendendo che gli eletti arriveranno in cielo solo ed unicamente perché “Egli, il Signor Gesù Cristo, li renderà saldi sino alla fine.” (1Corinzi 1:8). 

I primi uomini di Dio che hanno tradotto la verità di Dio nella lingua parlata dei propri connazionali, o che hanno scritto in favore di essa, come John Wyclif, Martin Lutero, Giovanni Calvino, Jan Hus, Aonio Paleario, Gian Luigi Pascale, Giovanni Diodati… sono stati subito perseguitati fino a morte. Blaise Pascal diceva: “Il mondo nutre un odio mortale contro la verità che lo riprende; fa ogni sforzo per annientarla e, non potendo distruggerla in se stessa, la distrugge il più possibile nella propria coscienza e in quella degli altri”. Il nostro divin Maestro stesso, Gesù, ammonendo i persecutori della verità, mise in guardia i suoi da questo antico male dicendo: “Guai a voi, dottori della legge, perché avete portato via la chiave della scienza! Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito.” (Luca 11:52; Matteo 23:13). Nei nostri moderni Paesi occidentali, gli araldi della verità, se non fisicamente, si cerca di soffocarli moralmente e spiritualmente.

I sottopunti che seguono rispecchiano i principali mezzi di seduzione che Satana usa per combattere la verità, come: odio, orgoglio, incredulità, magia, liberalismo, bigottismo, idolatria… 
1° - Quanti uomini, toccati dal successo e dalle ricchezze si credono di essere dio? Spesso anche per molto meno.
2° - Quanti illustri sapienti sono morti credendo che non v’è stato nessun Creatore, asserendo che l'uomo deriva dalla scimmia?
3° - Per gli Ebrei Gesù non è Dio ma un deplorevole impostore, mentre scrupolosamente servono i loro precetti e le loro innumerevoli tradizioni, alle quali si rivolgono con quella devozione e ubbidienza dovute solo a Dio.
4° - Quelli della Torre di Guardia, rifiutano Gesù come Dio e divinizzano lo schiavo fedele e discreto, come lo chiamano loro: i dirigenti della congregazione.
5° - L’islam pure, rifiutando la natura divina di Gesù, onora il suo profeta come un dio: Maometto.
6° - Per il buddismo non vi è altro dio che le loro pietre.
7° - I mormoni invece credono che Gesù è Dio, ma credono che allo stesso tempo lo siamo pure noi, in egual misura.
8° - Nel cattolicesimo romano, almeno in teoria si crede che Gesù è Dio, ma nella pratica servono e si affidano ad infinite creature invece che al Creatore.
Gli uomini purtroppo da sempre per come è descritto in Romani 1:21, “...non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si son dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato”. Il noto conduttore televisivo Piero Angela nel suo rinomato programma scientifico “Super Quark”, come tanti “sapienti” ottenebrati di questo povero mondo, scusava la sua incredulità di fronte alla veridicità della Bibbia in quanto Parola di Dio, con affascinanti teorie orogenetiche (lo spostamento dei continenti, che urtandosi tra di loro sollevarono il fondo marino, formando così le varie catene montuose), per spiegare la presenza di fossili di conchiglie marine rinvenuti anche sulle alte montagne, rigettando così la biblica e chiara testimonianza del diluvio universale! 

Altri famosi “luminari” del nostro secolo non vogliono credere alla biblica storia dell'apertura del mar Rosso (attraverso la quale si aprì per il popolo d’Israele un sentiero asciutto e sicuro, che li conducesse dall’Egitto alla terra promessa). Sulla base di loro profonde ricerche, essi rilasciano sapienzali interviste dicendo che il popolo quella volta passò per una zona dove l’acqua era alta solo 20 cm. Di contro, qualche credente ha risposto: “Ma la storia continua (Esodo 14): alla chiusura del mare il potente esercito di faraone morì sommerso dall’acqua! Ci vuole molta fantasia per credere che un intero esercito con carri e cavalieri riesca ad annegare in 20 cm. d' acqua!” 

Come loro, un giovane, invece di avere sentimenti di riconoscenza e adorazione verso Dio, mi manifestava il suo irriverente ateismo. Gli dissi: “Tu oggi hai pranzato, il tuo stomaco provvederà alla dovuta digestione, poi avverrà la dovuta defecazione per poi il tutto andare a finire al mare. Sei stato tu ad inventare questo procedimento?” - “Hu! Bhe! He!” fu la risposta. Continuando dissi ancora: “Questa notte andrai tranquillamente a dormire, sicuro che il tuo cuore continuerà a battere e i tuoi polmoni a respirare. Ma lo sai che sei bravo a fare andare avanti tutto questo mentre dormi! Come fai? inserisci forse una specie di pilota automatico come negli aerei?” - Questa volta non ci fu risposta, ma si innescarono in lui nuovi sentimenti di fede verso Dio. Per questo, sempre in Romani capitolo 1°, l’apostolo Paolo, meravigliato da questi ingrati atteggiamenti umani, continua dicendo: “...pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato”. Anche i credenti a volte si dimenticano di ringraziare, come se tutto ci fosse dovuto! Non ringraziano e non glorificano Dio per la luce che arriva puntualmente ogni giorno (che è completamente gratis: non ci sono certo costose bollette ENEL da pagare!), o per il buio della notte, che ci è molto utile per dormire serenamente. No! Non è tutto scontato, tutto ci viene dal Signore che sempre ci prolunga la Sua bontà. E allora Sì! Grazie Signore per le stagioni, per l’aria che respiriamo, per le stelle, il mare, e si perché no, per il mio fegato, i miei polmoni, il mio cuore, per i miei capelli, che non ne cade uno senza che tu non lo sappia (Luca 12:7; 21:18)... e ciò mi parla della tua speciale e paterna protezione. Alleluia! Si, Signore Grazie! Io Ti adoro e Ti glorifico! 

CONCLUSIONE

Andando alla conclusione del nostro messaggio ci domandiamo: Cosa ho imparato? Come posso metterlo in pratica? Noi in particolar modo siamo in una nazione che pur definendosi cristiana ignora totalmente la verità di Dio. Roma è sempre idolatra: dal tempo dell’Apostolo Paolo ad oggi, le statue hanno cambiato nome ma il risultato idolatrico è rimasto lo stesso, perseverando così con perversa stoltezza (nonostante che Dio si sia fatto conoscere chiaramente tramite le meraviglie del creato) a “...mutare la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile…” (v. 21-23). Avere conoscenza di quanto stiamo dicendo è importante, ma andare a dirlo alle genti, affinché molti scampino dall’ira di Dio, è più importante. Ma dobbiamo renderci conto che, sia nel tempo dell’apostolo Paolo come nel nostro, gli unici che possono predicare con la potenza dello Spirito Santo la verità di Dio in Cristo Gesù sono solo coloro che sono stati rigenerati dalla Sua grazia e conoscono la Sua Parola. È quindi indispensabile e urgente che noi andiamo a predicare con forza anche oggi la frase prepositiva e il messaggio del nostro testo: “Servite il Creatore invece della creatura!!!”  Alfine che molti con la meravigliosa luce di Gesù Cristo possano passare dal servire le creature al servire il Creatore che è benedetto in eterno. Amen!

 

 

 
 
 
 

 

 

La storia di GESU'

 

La storia di Gesù

 

Una grande chiesa nel sud della California ogni anno fa un programma che si intitola “La gloria del Natale”. È un programma molto elaborato, con scenari, costumi, animali veri, canzoni, angeli che volano e altri impressionanti dettagli. Lo show promuove Gesù come unità centrale del Natale, e questo è bello, ma a volte sospetto che è lo show in sé che attira l’attenzione delle persone più che Gesù. Sembra che la gente vada per vedere la rappresentazione festosa e a sentire bella musica, più che concentrarsi su Gesù.

 

Una storia di umiltà

A dire il vero, sembra invece che la nascita di Gesù implichi più umiliazione che gloria.

Il Figlio di Dio vissuto in Gloria, ci ha visti vivere nel fango del peccato, e ci ha amati così tanto da venire nel fango per salvarci. Ha messo da parte la Sua gloria e ha vissuto in circostanze umili. Quando Gesù nacque, non ci fu una maestosa rappresentazione. Non c’era nessuna gloria nel mettere un bambino appena nato in una mangiatoia.

Gesù non  meritava nessuna vergogna, ma voleva viverla, finché non fosse stato ucciso da noi. Questo è l’esempio che Dio ci ha dato. Mostra cos’è l’amore. Mostra com’è Dio. Gesù disse a Filippo, se tu hai visto me, hai visto il Padre (Giovanni 14:9). Non stava parlando della sua apparenza fisica, ma caratteriale, e quindi  dell’amore e dell’umiltà di Dio.

Quando Cristo divenne carne, non ci fu nessun cambiamento nel suo carattere. No, ha mostrato com’è Dio ogni giorno. Dio è sempre così amorevole tanto che vuole andare nel fango per salvarci. Lui vuole sempre mettere da parte se stesso e la sua gloria per poterci salvare.

Questa è la vera grandezza. La gloria non sta nel potere e nelle luci. La vera grandezza non sta nella forza e nel denaro. La vera grandezza sta nell’umiltà e nel servire, e ciò è vero per Dio com’è vero per noi. La grandezza di Dio si vede nel Suo amore, nella Sua volontà di servire. La nascita di Gesù mostra tutto questo.

Per dirla in altri termini, è come se il Faraone avesse deciso di lasciare il suo trono, lasciare la sua ricchezza e andare  tra gli ebrei in mezzo al fango di argilla, a cercare di costruire mattoni senza la paglia. Se un qualche faraone veramente avesse fatto questo, sarebbe stato considerato  pazzo, ma Dio ha fatto proprio questo su una scala molto più grande. Ha dato di più, è sceso ancora più in basso – e questo è ciò che Dio è ogni giorno. La Sua gloria e la Sua grandezza  sta nel quanto ha voluto lasciare, non nel quanto ha adesso.

 

Nascere nella vergogna.

Pensate alle circostanze della nascita di Gesù. Non venne quando il popolo di Israele era una forte nazione, ma piuttosto venne quando  era disprezzato e dominato da un impero pagano. Non è giunto nella città più importante – crebbe in una regione chiamata “ Galilea dei gentili”.

Gesù nacque in circostanze imbarazzanti, a meno di nove mesi dopo che Maria e Giuseppe si sposarono. Dio avrebbe potuto causare facilmente il concepimento dopo che Maria e Giuseppe si fossero sposati.  Sarebbe stato sicuramente facile per lo Spirito Santo creare un bambino in una donna sposata quanto in una non  sposata. Sarebbe stato facile evitare il male, ma Dio non lo fece. Ancor prima che nascesse, Gesù si trovava già in una situazione compromessa.

Luca ci dice che Giuseppe si recò a Betlemme perché ogni persona doveva andare nella città di famiglia per farsi registrare ( Luca 2:3-4). Non lo so certamente, ma sembra che Giuseppe avrebbe avuto anche dei fratelli o dei cugini della famiglia di Davide che sarebbero andati a  Betlemme. Ma non si è sentito niente di loro, se avrebbero potuto aiutare Giuseppe e Maria. Erano per conto loro.

Dio ha amato così tanto il mondo da dare il Suo unigenito Figlio – e il mondo non l’ha voluto. Conoscevano Dio solo come Dio di potenza e ricchezza; avevano dimenticato il Dio che camminava nel giardino dell’Eden che chiamava i suoi figli ribelli, avevano dimenticato il Dio che aveva un voce calma e dolce.

Il mondo non voleva Dio, ma Dio l’ha amato lo stesso. Anche quando eravamo peccatori, anche quando eravamo senza Dio, Dio ci ha amati e ha mandato Suo Figlio a morire per noi (Romani 5:6,8,10). Dio è sempre così. La nascita di Gesù  dovrebbe ricordarcelo. Il Natale ricordarci questa grande umiltà.

 

Un tocco di gloria

Gli angeli furono un tocco di gloria nella storia della natività. Ci furono delle luci splendenti, cori celestiali di lodi a Dio. Ma dove apparvero? Fuori dalla città, ai pastori, a coloro che occupano il livello più basso della società. I pastori erano così disprezzati che non potevano neanche testimoniare in un tribunale. Nessuno avrebbe creduto a loro perché si spostavano da una città all’altra. Ma Dio mandò i suoi angeli ai pastori, non ai sacerdoti o ai re.

I capi dei sacerdoti di Israele sapevano che il Messia sarebbe nato a Betlemme (Matteo 2:4-6), ma non si scomodarono per fare un viaggio di cinque miglia. Dio stava operando lontano, ma solo chi era al chiuso non avrebbe potuto vedere la stella. La gloria del Natale era così nascosta che solo pochi da est avrebbero potuto scorgerla.

Non molto tempo dopo, un angelo avvisò: “ Fuggite per salvare la vostra vita. Il re vuole ucciderlo”. Il Cristo bambino fu portato in Egitto, diventando un rifugiato nella terra degli ebrei avevano lasciata – la terra della schiavitù, la terra dei reietti. Questa è la gloria del povero, perseguitato, rifiutato dalla gente che è venuto per  salvare. Questa non è la gloria che noi conosciamo, ma è la gloria di Dio – la gloria dell’amore e del sacrificio. Chi vuole essere grande, Gesù disse, diventi servo. Questa è la vera grandezza, questa è la grandezza per Dio.

 

Proprio come Gesù

Dio è come il re che passa attraverso il fango per aiutarci a costruire mattoni senza paglia.

È come un re che manda suo Figlio al Suo popolo nonostante sappia che verrà ucciso. Dio è come qualcuno che si sacrifica per evitare che i suoi nemici vengano puniti. Dio è come Gesù – sempre. È come un uomo che ama i bambini, tocca i lebbrosi e socializza con gli esattori delle tasse e le prostitute. Dio è come qualcuno che fu odiato senza motivo, picchiato senza misericordia e crocifisso senza aver commesso alcun crimine.

Dio lascia che la gente lo odi e lo picchi, non perché è pazzo, ma perché Lui conosce il modo migliore per farci capire  e vedere a cosa porta veramente l’egoismo. Lui sa che il modo migliore per vincere il male non è la forza, ma l’amore che persiste.

Fortunatamente, Dio ha il potere di sopportare tali cose. Egli non è ferito dalle nostre agitazioni. Egli non si deprime quando noi lo rifiutiamo. Non diventa vendicativo quando noi lo insultiamo. È più grande di questo, così grande da essere paziente con noi. Può essere un bambino indifeso, un criminale crocifisso, può piegarsi così in basso perché ci ama.

In questo modo, il Natale ci mostra com’è Dio. Ci mostra quanto ci ama. Ci mostra in che modo estremo ha voluto salvarci. Dio è così glorioso che ha lasciato la Sua gloria ed è venuto giù nel fango per salvarci. Voleva essere un bambino concepito prima del matrimonio, nato in una stalla, essere rifiutato, un rifugiato in Egitto. Ha voluto lasciare tutto, anche la sua vita, per noi.

 

Una lezione per noi

Dio vuole che noi siamo come lui, com’era Gesù. Non nell’apparenza, non nel potere, ma nell’amore e nell’umiltà. Ha stabilito l’esempio per noi, e il Natale, o la nascita di Gesù ha un messaggio per noi, cioè quello di come comportarci l’un con l’altro.

Gesù disse che un servo non è più grande del suo padrone. Se lui, il nostro Signore e Maestro, ci ha serviti, anche noi dovremmo servirci l’un l’altro (Matteo 20:26-28). Chi vuole essere grande diventi servo. Gesù vuole che noi usciamo per aiutare gli altri. Dobbiamo impiegare il nostro tempo e le nostre risorse per aiutare gli altri. Gesù disse anche, se vuoi seguirmi, prendi la tua croce. Sii pronto a perdere, anche la tua vita e sarai grande.

Questo è il modo in  cui dobbiamo seguire l’esempio di Gesù. Noi non seguiamo il Suo esempio osservando l’Hannukah, purificando il tempio o andando alla sinagoga il Sabato. Ma egli ha specificamente detto che noi seguiamo il suo esempio quando serviamo il nostro prossimo. Questo è il messaggio di Natale e il cammino della vera gloria.

Abbiamo bisogno di identificarci nel bambino dentro la mangiatoia, essere com’era lui. Abbiamo bisogno di identificarci con la donna che ha partorito in una stalla e con la famiglia che era rifugiata in un’altra nazione. Il nostro modello è qualcuno che ha amato i suoi nemici, che è stato ed è ancora rifiutato, ma tuttavia ama ancora.

Ci si approfittò di lui, fu ridicolizzato, disprezzato e ritenuto colpevole, solo perché voleva darci il Suo aiuto. Questo è profondamente degno di lode, ciò per cui vale la pena celebrare!